PISTE CICLABILI  
 
CICLOSTRADA DELLA STURA DI LANZO E DEL BANNA

La Ciclostrada collega Borgaro con Lanzo attraverso i comuni di Caselle, Ciriè, San Maurizio,  San Carlo,  Nole,  Grosso, Villanova Canavese,  Mathi e Balangero.
Si tratta di un percorso lungo 45 km, ricavato mediante una cucitura attenta di strade di campagna, tratti di strade comunali e provinciali poco frequentate, piste ciclabili e viabilità interna di Parchi e Aree protette, dal Parco Chico Mendes di Borgaro alla Riserva Naturale del ponte del Diavolo di Lanzo.
E’ una zona pianeggiante che sale con lenta gradualità verso l’imbocco delle vallate alpine e che offre la possibilità di percorrere ampi tratti di ambiente fluviale lungo la Stura, di attraversare suggestivi scenari in piena campagna ed anche di osservare numerose emergenze architettoniche ed artistiche.
Un territorio che fu “unificato” per la prima volta nel Medioevo quando le tre castellanie di Lanzo, Ciriè e Caselle furono affidate al saggio governo di Margherita di Savoia: nel Trecento infatti questi paesi vissero un lungo periodo di pace, ottennero statuti e franchigie, costruirono ricetti per la difesa della popolazione.
Il tracciato della Ciclostrada collega siti naturalistici interessanti attraverso un paesaggio bellissimo e rilassante, e raggiunge edifici storici di grande valore, come la chiesa di Robaronzino e il complesso della Piè di Liramo a San Carlo Canavese, la chiesa medioevale di San Ferreolo nel territorio di Grosso, il Santuario di San Vito a Nole, oltre al medioevale Ponte del Diavolo di Lanzo, per citarne solo una piccola parte.
Il percorso, completamente asfaltato, è costituito da un circuito ad anello di 30 km, che si sviluppa fra Ciriè e Lanzo, con un tracciato immerso nel verde, tra la sponda sinistra della Stura e il Banna. Il circuito è completato a sud dal collegamento con la periferia di Torino, al Parco Chico Mendes di Borgaro, attraverso una ciclostrada della lunghezza di 13 km, e a nord con un tratto di 2 km fino al Ponte del Diavolo. Vengono raggiunte e raccordate le Piste Ciclabili già realizzate   dai Comuni attraversati, come Ciriè, Caselle, Borgaro e altri.

- BORGARO – Il parco Chico Mendes

Il grande parco pubblico Chico Mendes, aperto nel  1995 in seguito ad una convenzione con l’acquedotto torinese proprietario del terreno, si estende per circa settanta ettari ed è caratterizzato dall’ambiente fluviale della Stura, ricco di flora e di fauna.
Nel parco, dotato di aree attrezzate, piste pedonali e bar, si svolge in estate la rinomata rassegna musicale Chico Bum festival.


- CASELLE – Il centro e la pala di Defendente Ferrari

Sede di industrie cartarie e tipografie tra le più antiche d’Europa, Caselle è oggi più nota per la presenza dell’aeroporto.
La centrale piazza Boschiassi conserva alcuni pregevoli edifici del passato: il castello, le chiese dei Battuti e di  Santa Maria, palazzo Mosca.
Questo edificio fu sede comunale fino al 1848, ed oggi, dopo un lungo periodo di degrado, si presenta restaurato ed ospita, tra l’altro, il nuovo ufficio del sindaco all’interno del quale è conservato il prezioso dipinto della Madonna del Popolo attribuito a Defendente Ferrari, eredità del vicino antico convento dei Servi di Maria (ora municipio).


- SAN MAURIZIO – La chiesa vecchia del cimitero

Della parte più antica del paese, citato nei documenti fin dal XII secolo, esiste oggi ancora una importante testimonianza: la pieve romanica (sec. XI), monumento nazionale, situata nell’aerea che fu del vecchio borgo e del castello, adiacente al cimitero.
L’interno dell’edificio è ricco di affreschi: la parete sinistra della navata centrale è occupata da un grandioso ciclo della vita di Cristo, raccontata in 24 episodi, opera del pittore Bartolomeo Serra da Pinerolo e del figlio Sebastiano, risalente alla fine del XV sec. Lavori di restauro hanno inoltre rivelato la presenza di altri pregevoli affreschi specie nella cappella “del Marchese” (navata sinistra) e sul primo sottarco della navata centrale.


- CIRIE’ -  La chiesa di Robaronzino

La semplicità della struttura esterna, perfettamente inserita nel complesso dell’omonima cascina seicentesca, non rivela immediatamente la sua importanza. L’interno di questa chiesa è infatti la più importante emergenza artistica barocca di tutto il ciriacese: l’intervento settecentesco dell’architetto Bernardo Vittone, del pittore Pietro Francesco Guala e di prestigiose maestranze luganesi trasformarono una cappella di campagna in un vero e proprio tesoro. L’altare in marmo, i magnifici stucchi insolitamente policromi, i dipinti del ciclo mariano, “riscoperti” nel 1996, furono realizzati per il banchiere di Carignano Antonio Faccio che volle così lasciare anche a Ciriè traccia della sua magnanimità.


- CIRIE’ – Palazzo D’Oria

Sede del municipio e testimonianza del prestigioso passato di Ciriè, è una villa cinque-seicentesca che entrò a far parte della “corona di delizie” frequentata dai Savoia in varie località del torinese.
Al suo interno, il ricco salone delle feste (ora sala consiliare) presenta pareti affrescate e sette grandi tele di soggetto per lo più mitologico. Al primo piano, nella biblioteca storica si conservano migliaia di libri antichi e la preziosa quadreria composta da ottantotto ritratti per lo più dei D’Oria che furono marchesi di Ciriè per circa tre secoli.
Accanto alla biblioteca storica si apre un altro tesoro del palazzo: la camera di Carlo Emanuele II con la sua ricchissima decorazione a stucco ed affreschi.


- CIRIE’ - La chiesa di San Martino

Fino al Seicento fu una delle due parrocchiali di Ciriè (insieme al duomo gotico di San Giovanni, entrambe monumenti nazionali). La bella struttura romanica (sec. XI-XII) fu probabilmente realizzata su un edificio ancora precedente (sec. VII-VIII). L’interno è ricco di testimonianze artistiche che vanno dalla pittura e scultura medioevale (le due absidi e la statua lignea della Vergine) alla decorazione tardobarocca (cappella settecentesca della Consolata), tutte opere riportate all’attenzione del pubblico da recenti restauri. All’interno di S. Martino sono inoltre conservate alcune steli romane rinvenute  nell’area ciriacese.

 


- SAN CARLO – La “Piè” di Liramo

Il complesso costituito da un castello medioevale e da una chiesa romanica è l’unico ancora esistente nella zona nella sua forma originaria. Nei secoli fortemente rimaneggiato ed ora ridotto a casa colonica, il castello fu probabilmente centro principale delle varie sedi benedettine dalle quali partì la rifondazione di numerosi paesi delle Valli di Lanzo. La chiesa, che aveva la rilevanza di pieve (da cui il nome “Piè”), presenta ora una facciata settecentesca ma dalle caratteristiche dell’abside si può ipotizzarne l’origine attorno ai primi decenni del Mille.


- GROSSO – San Ferreolo

Nel suggestivo scenario della campagna che si estende ai piedi dell’altipiano delle Vaude, la perfetta architettura romanica della cappella di San Ferreolo spicca e richiama l’attenzione. Ora in mezzo ai prati ma in origine posta lungo la antica strada romana che collegava la Valle d’ Aosta con la Valle di Susa e la Borgogna questa chiesetta conserva al suo interno due cicli di dipinti: il catino absidale con il Cristo Pantocratore, evangelisti ed apostoli (sec.XI-XII), l’affresco più antico della zona, e la parete sinistra con la rassegna dei Vizi  e delle Virtù (sec.XV) esempio del filone popolare moraleggiante che traeva spunto dalla Psicomachia (la battaglia tra il bene ed il male) di Prudenzio.


- BALANGERO – Il santuario di S.Maria dei Martiri

Nei pressi del torrente Banna sorge questo santuario settecentesco costruito sulle rovine dell’antico oratorio romanico. La specificazione “dei Martiri” deriva dalla tradizione secondo cui, durante la ricostruzione, emersero ossa umane emananti un “soavissimo odore” che furono attribuite dalla devozione popolare ai martiri cristiani della legione tebea e inglobate in un pilastro.
Il santuario è ben inserito nell’ambiente naturale: La chiesa è protetta da un muro di cinta all’interno del quale sorge pure l’abitazione del custode.


- LANZO – Il ponte del diavolo


Monumento assai noto come simbolo di lanzo ed anche delle Valli, il ponte del diavolo e l’area circostante costituiscono oggi area protetta dell’ambiente fluviale della Stura, collegata alla zona di preparco che segue il corso del fiume e che rappresenta zona di “ingresso” al prezioso Parco Regionale della Mandria.
L’ardita architettura, che risale al 1378, ha generato la leggenda secondo cui il ponte sarebbe opera del diavolo. In realtà esso fu costruito da m maestranze locali probabilmente istruite dai mastri comacini che vennero nelle Valli a costruire chiese chiamati dai benedettini. L’importanza del ponte era legata ai pedaggi che i lanzesi riscuotevano su quanto transitava su di esso, poiché quella del ponte era l’unica strada che collegava le Valli con la pianura.


- LANZO – La chiesa di Santa Croce

Lungo la strada che dal ponte del diavolo conduceva verso l’antico borgo sorge la chiesa di Santa Croce, uno dei principali monumenti lanzesi. Della duecentesca chiesa originale non rimane nulla, l’edificio attuale risale al XIV sec. Con una serie di rimaneggiamenti successivi. Nel  Medioevo il piano stradale era quello della chiesa, la strada provinciale fu sopraelevata con la realizzazione del vicino ponte sul Tesso. All’interno il pregevole crocefisso settecentesco detto “dei Lucca”, la pala lignea della Crocefissione (XVI sec.) attribuita allo pseudo Jacopino Longo, il dipinto seicentesco di Carlo Vento raffigurante Sant’Antonio Abate.


- MATHI – Il torrione romanico

Fino al XIII secolo Mathi, località già citata nelle cronache dell’occupazione longobarda, identificava tutte le Valli di Lanzo (Vallem detta Amathegis). La più antica testimonianza dell’antico borgo ancora esistente è l’antico torrione romanico situato dietro la chiesa parrocchiale. La massa imponente dell’edificio, che conserva buona parte dell’architettura e delle decorazioni originali, costituisce l’unico resto di quello che doveva essere un vero maniero del XII sec. probabile sede del locale priorato benedettino.

 

 


- VILLANOVA – L’antico ricetto

La comunità di Villanova condivise per lungo tempo le sorti delle vicina Mathi, tuttavia ebbe un proprio ricetto, cioè una fortificazione costruita per difendere la popolazione da incursioni dall’esterno. Il centro del paese si sviluppa attorno alla piazza su cui si affaccia la parrocchiale. Proprio la via sul lato sinistro della chiesa era l’antica via centrale del ricetto, di cui si possono ancora osservare le tracce. Fino a pochi anni fa era ancora visibile l’ingresso ad un torrione utilizzato come torre di avvistamento; il ricetto era circondato da un ampio fossato.


- NOLE – Il santuario di San Vito

In mezzo alla verdeggiante campagna prossima alla Stura sorge il suggestivo santuario dedicato a San Vito, ogni anno meta di numerosi devoti. L’edificio risale al XVI secolo e si presenta come un vero e proprio eremo con annessi abitazione e orto protetti da un muro di cinta. La costruzione fu realizzata attorno ad un pilone votivo in seguito ad alcune prodigiose guarigioni ottenute invocando san Vito. All’interno affreschi e dipinti del XVII sec. nonché un pregevole dossale ligneo barocco di ottima plasticità e vivace cromia.


Mappa da scaricare (738 kb - .pdf)

 

HOME